Italia e Regno Unito: ‘Riuscira’ la pandemia ad abbattere vecchi stereotipi?’

PUO’ questa pandemia abbattere gli stereotipi una volta per tutti e farci accorgere che siamo più simili di quel che pensiamo?

Qualche settimana fa, quando quasi tutti i negozi ed attivita’ in Italia chiusero, la vita nel Regno Unito scorreva tranquillamente.

Per giorni ho avuto la sensazione che la mia di vita fosse stata capovolta. Quello che vivevo era surreale.
La mia famiglia e i miei amici in Italia mi raccontavano di come non gli fosse concesso uscire di casa se non per andare al supermercato e anche per quello avevano bisogno dell’ autocertificazione.
Ma qui in Gran Bretagna, tutto continuava come sempre.
Molti dei miei amici Inglesi guardavano alla situazione italiana con un po di preoccupazione nella speranza che migliorasse.

 

Ma c’era ancora qualcuno che forse per rassicurarmi mi diceva di non preoccuparmi perché vista la natura della società e cultura inglese un provvedimento come quello italiano non sarebbe stato possibile.

 

“I Britannici hanno bisogno di uscire, di fare sempre qualcosa,” mi dicevano.

 

Cosa stavano cercando di dirmi? Poteva esserci un fondo di verita’ in quello che mi era stato detto? C’era davvero anche una ragione sociale e culturale dietro l’approccio della Gran Bretagna nella lotta al coronavirus?

 

E perche’, in una situazione come quella che stiamo vivendo, c’e’ ancora qualcuno che pensa che il coronavirus per gli Italiani sia una scusa per fare una lunga siesta? In circostanze come queste c’e’ ancora spazio per certi stereotipi?

Non sono un’esperta in materia, cosi’ ho posto le mie domande a Simone Varriale, docente in Sociologia e Politiche Sociali all’Università di Lincoln.

“Ci sta che uno pensi immediatamente alle differenze culturali pero’ in un caso come la pandemia c’e’ anche molta politica, scelte economiche,” dice Varriale, che ha concentrato le sue ricerche sulle culture Europee, con una particolare attenzione a quella Italiana e quella Britannica.
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Varriale mi spiega come ogni nazione ha una narrazione di se.
“Una delle narrazioni degli Inglesi su se stessi e’ di gente che lavora tanto. Ci sono ragioni storiche per questo. Il capitalismo inglese e’ stato uno dei primi e i Paesi del sud Europa hanno dovuto rincorrerlo. La cultura è un modo di spiegare cose che in realta’ sono un po più complicate e che hanno a che fare anche con la storia, la politica, l’economia,” aggiunge Varriale, il quale sottolinea che ad usare fattori culturali per spiegare problemi più’ complessi si rischia di cadere nella xenofobia e nel razzismo.
Ma poi  e’ lui a farmi una domanda.
“Possiamo continuare ad usare una narrazione che ha una storia cosi’ lunga?Io preferirei di no”, dice Varriale, il quale sostiene che non sia più il caso di concentrarsi su cio’ che ci differenzia ma sia giunto il momento di vedere cio’ che ci accomuna.
Gli spiego come non possa fare a meno di notare somiglianze tra il modo in cui gli Italiani e gli Inglesi stanno reagendo alle misure restrittive – e mi riferisco agli atteggiamenti dei cittadini piuttosto che alla linea scelta dai due governi.

 

Cosi’ Varriale continua: “Ci sono delle forti somiglianze. Ci sono delle similitudini che vanno oltre, l’essere preoccupati per il proprio lavoro, per i propri cari, sono universali.In una situazione come questa e’ normale che vengano fuori valori comuni.”
Varriale sostiene ci sia un modo positivo di guardare alla pandemia.
“Un modo che va oltre le differenze culturali e sottolinea che questa cosa ci coinvolge tutti. C’e’ bisogno di una soluzione condivisa e di proteggere i gruppi piu’ a rischio e piu’ vulnerabili in ciascuna delle communita’ colpite.”

 

Cosi dopo aver visto – prima in Italia e poi in Gran Bretagna – applausi per medici e infermieri e arcobaleni colorati alle finestre, chiedo a Varriale se ora dobbiamo aspettarci i Britannici cantare dai balconi.
Ridendo, Varriale mi dice che la risposta a questa mia ultima domanda non ce l’ha.
Ma mi ricorda di nuovo che ‘we are all in this together’.
L’apprezzare il lavoro di medici e infermieri e i tanti messaggi di speranza probabilmente ci hanno già’ dimostrato che abbiamo in comune molto più’ di quanto pensiamo e che in questa lotta contro un nemico invisibile unita’, amore e resilienza fanno la differenza.
E forse, quando tutto questo sarà’ passato, saranno passati di moda anche certi stereotipi.

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